Le armoniche del viaggio
di Stefano Faravelli

 

Guida Migrante, edita dalla Compagnia delle Lettere, vuole essere una speciale guida di viaggi in viaggio, fatta di paesaggi, incontri, contatti, disegni, lingue. Un giro del mondo, migrazioni vicine e lontane attraverso itinerari di turismo responsabile lungo 17 paesi, dall'Italia alla Romania, fino in Cina ed in Sud America. Altrove pubblica di seguito un estratto dalla postfazione, affidata al pittore Stefano Faravelli.

 

Guida migranteIl tempo scorre lentamente quando dipingo. L'attenzione concentrata sul soggetto si distende di tanto in tanto spostandosi all'intorno: così seguii le pratiche del vecchio dongba.
A sua volta lo sciamano, con il suo copricapo a ventaglio, mi guardava benevolo e si avvicinava curioso a spiare il progredire del mio lavoro. Ad un certo punto mi si sedette compuntamente accanto. Avvertivo la sua voglia di comunicare e sentivo anch'io l'urgenza di un contatto
C'era la consapevolezza reciproca della straordinarietà di quell'incontro tra un allampanato pittore torinese e un vecchio sciamano naxi dello Yunnan. L'incolmabile iato linguistico ci rendeva entrambi dolorosamente analfabeti.
Poi prese uno dei suoi fogliettini e, usando la mia penna a inchiostro rosso, cominciò a disegnare. Un pesce gatto, principio di vita, nuotò in alto, sul foglietto. Ne avevo visti sugli architravi e sugli stipiti delle case nei villaggi naxi, simboli di fecondità e di posterità.
Poi un repertorio arcaico di altri glifi fluì sulla carta.
Questo messaggio ante babelico parlava una lingua che potevo comprendere: ecco il Buddha ofidico arrotolato sulle sue spire con il braccio teso sulla testa di un omino lungo; un gesto eloquente del dito, dal disegno al mio petto, fu sufficiente a farmi capire che si trattava di me.
Mostrai la fotografia della mia famiglia. Un altro Buddha apparve a benedire i miei cari. Poi altri segni ancora. Due volti uniti da una nuvoletta. Lui ed io, che parliamo! Io intanto ritraevo il mio amico su una pagina del mio taccuino e alla fine di quel pomeriggio ci salutammo con un inchino: io partii con la sua preghiera, lui con il mio ritratto.

 

Questo frammento del mio viaggio cinese è a suo modo paradigmatico. La pagina che lo testimonia, oltre all'acquerello del sito, ad alcuni dettagli che colpirono la mia attenzione, fa discreta ostensione del foglietto disegnato dal mio amico sciamano e ne offre pure il ritratto, quest'ultimo ricavato da una fotografia. Il testo, calligrafato, commenta l'incontro e tenta un'incompleta esegesi dei pittogrammi.
La redazione, per lo più in itinere, delle pagine dei miei libri mi espone a questo tipo di "osmosi" con il paesaggio e con i suoi abitanti. Una istantanea, mediata da diaframma meccanico, non avrebbe evidentemente scaturito un incontro altrettanto intenso e partecipato.
D'altra parte posso dire davvero di aver disseminato molti dei paesi che ho percorso di disegni (soprattutto di ritratti). È una forma di risarcimento per la mia indiscrezione, inevitabile quando gli incontri sono calati nella lenta durata di una sessione pittorica.
Ma questo tipo di rapporto con l'altro (con l'Altro) è anche il dono più prezioso che il viaggio può recare.

 

«Il viaggio (safar) è chiamato così perché svela (yusfiru) i caratteri degli uomini», scriveva il teosofo mussulmano Muhi-d-Din Ibn ‘Arabi (1165-1240), in una sua operetta intitolata programmaticamente Kitab al isfar ‘an nata'ij al asfar, "Il libro  dello svelamento degli effetti dei viaggi", vero breviario di una mistica itinerante.
Era inevitabile che la scoperta del nesso etimologico tra safar, "viaggio", e isfar, "svelamento, rivelazione", dono della prodigiosa polisemia delle radici semitiche, si imponesse alla mia meditazione di narratore e pittore in viaggio e di viaggi.
Ho pensato di scalare questi svelamenti secondo uno schema ternario, come fossero armoniche prodotte da un suono, da una vibrazione fondamentale, che si aprono in onde concentriche.

 

© La Compagnia delle Lettere

 

 

Stefano Faravelli
Pittore, e autore di carnet di viaggio. Formatosi tra l'Istituto di Orientalistica e l'Accademia di Belle Arti di Torino, è Visiting Professor dell'USI, Università della Svizzera Italiana e della Scuola Holden. Nel 1994 esce per EDT il suo primo carnet de voyage, Sindh. Quaderno indiano, al quale ne seguiranno altri su Cina, Mali, india, Egitto. Ha lavorato in passato come scenografo, pittore e creatore di marionette.

 

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