Paradiso amaro
di Valentina Vivona

 

«Non è facile essere tristi ai tropici. Scommetto che nelle grandi città puoi andartene in giro per strada con lo sguardo accigliato e nessuno verrà mai a chiederti cos'è che non va o a incoraggiarti a sorridere, ma qui è come se tutti pensassero che è una fortuna vivere alle Hawaii; il paradiso regna sovrano. Per quanto mi riguarda, il paradiso può andare a farsi fottere».
(Kaui Hart Hemmings, “Paradiso amaro”)

 

Paradiso amaroNessun problema familiare è scontato, se ambientato alle Hawaii. Ancora meno può esserlo se la scrittrice, nata e cresciuta nella cinquantesima stella della bandiera statunitense, intride la trama di tradizioni e significati, chiavi di lettura culturali di un paese noto ai più solo come abbagliante proposta delle agenzie di viaggi. Il romanzo di esordio di Kaui Hart Hemmings, edito in Italia da Newton Compton, ha avuto tanto successo da essere portato sugli schermi dal regista Alexander Payne nel 2012. «ll romanzo mi ha colpito perché racconta una storia ricca di emozioni ambientata in un luogo esotico», ribadisce Payne. «Una storia che forse poteva essere raccontata ovunque, ma che diventa unica proprio perché è ambientata alle Hawaii, in un ambiente particolare. È una storia fortemente radicata nel luogo in cui si svolge, ma allo stesso tempo i suoi temi sono universali». Il protagonista, interpretato al cinema da George Clooney, si chiama Matt King ed è un hapa-haole, un meticcio, che non ha mai realmente compreso la sua identità culturale. Nel romanzo racconta: «Ho delle questioni ereditarie da risolvere. Appartengo a una di quelle famiglie hawaiane che deve il proprio patrimonio alla fortuna e ai defunti. La mia bisnonna era una principessa. Un'oligarchia decideva a chi apparteneva la terra, e alla mia bisnonna ne spettava parecchia». Anche l'autrice è cresciuta in una famiglia hawaiana non convenzionale: il suo patrigno era Fred Hemmings Jr, un noto politico del posto nonché campione di surf. Nei suoi racconti la scrittrice ha sempre trattato i temi della famiglia, della terra, del passato e dell'eredità. «Una delle tante cose che abbiamo imparato alle Hawaii è che la gente qui conosce perfettamente la propria genealogia, cosa che non accade in nessuna altra parte del mondo», spiega il produttore Jim Burke. «Tutti sanno quando la propria famiglia è giunta nell'isola; alcuni sono lì da sei o sette generazioni e sentono un legame profondo con quella terra. Sono cose che abbiamo appreso entrando in contatto con i veri discendenti, che hanno ereditato le terre proprio come Matt». La storia delle Hawaii risale a 1500 anni fa, quando gli esploratori polinesiani si spinsero con le loro canoe sotto il cielo stellato, fino alla fertile striscia di queste isole vulcaniche. In seguito vi approdarono anche coloni giunti dalla Polinesia - Tahiti, Samoa e Tonga – portando con sé la loro particolare cultura matriarcale, con la propria lingua, costumi, forme d'arte e leggende. Nel 1810 il re Kamehameha, Capo della Grande Isola, unì tutte le isole in un unico regno hawaiano. Poco dopo iniziarono ad arrivare anche i missionari cristiani, seguiti dai coloni dagli Stati Uniti. Nel 1893, un gruppo di uomini d'affari americani rovesciò la monarchia hawaiana, gettando le basi dell'annessione. Nel frattempo la cultura continuò a evolversi e ad adattarsi, mescolando elementi americani con gli usi e costumi hawaiani. Quando le Hawaii divennero parte degli Stati Uniti, nel 1959, furono denominate “Aloha”, un termine hawaiano impossibile da tradurre, che riflette lo spirito di apertura e di accoglienza radicato nell'amore per la terra. «È una storia basata principalmente sul dialogo, e questo generalmente implica una minore attenzione all'aspetto visivo», spiega il direttore della fotografia Phedon Papamichael. «In questo caso tuttavia era esattamente l'opposto. Poiché l'ambiente hawaiano crea un forte contrasto con i problemi della famiglia King, l'aspetto visivo in questo film ha un ruolo determinante. Era importante catturare la bellezza e la natura dell'ambiente circostante in modo da comprendere pienamente il conflitto interiore di Matt rispetto alla vendita della terra di famiglia». Questa ricerca di autenticità ha profondamente commosso Kaui Hart Hemmings quando si è recata sul set, dove ha visto la sua storia materializzarsi davanti ai suoi occhi. «È stato un momento molto toccante per me tornare alla Baia di Hanalei, dove sbarcarono i miei antenati. Per me è stato importante assistere al modo in cui il cast e la troupe hanno imparato a conoscere questo posto tanto speciale. È stata un'occasione per ritrovare il passato della mia famiglia e la mia comunità. Scrivere un libro è un'esperienza molto solitaria mentre la bellezza di un film è proprio la condivisione».

 

Paradiso amaro, il film

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