Previously on Lost/1

di Diego Funaro e Moreno Scorpioni

22 settembre 2004: l'isola chiama.

Il volo Oceanic Airlines si schianta su un'isola apparentemente deserta.

48 persone dovranno sopravvivere.

L'inizio della fine: Lost.

 

Sei anni e 114 episodi dopo, la storia dei 48 superstiti precipitati con il volo 815 dell'Ocean Airlines è giunta al termine. Ribattezzata come "la serie che ha cambiato per sempre la storia della televisione", Lost è il telefilm che ha superato i confini del piccolo schermo ed è diventato un'esperienza a 360° che gioca con filosofia, simbologia e complottismo. Se la trama è nascosta e non sempre chiara, non lo è la capacità dei produttori di creare un universo Lost anche fuori della tv: dai giochi di realtà alternativa a un'enciclopedia sui personaggi e sui misteri dell'isola (Lostpedia).

Altrove propone un viaggio - in quattro puntate - nel fenomeno Lost, attraverso l'elemento principe che lo compone, il viaggio per l'appunto, declinato in quattro sfaccettature: gli uomini, il tempo, l'altro e il ritorno.

 

 

Through the lookinglass

 

 

«Dobbiamo tornare indietro, Kate... dobbiamo tornare indietro!»
In quello che solo successivamente si capirà essere un flashforward, Jack, disperato, si rivolge a Kate davanti all'aeroporto nella scena finale della terza stagione. Tornare indietro. Perché dover tornare indietro quando l'unica cosa che i naufraghi hanno sempre cercato di fare, da sessantanove episodi a questa parte, è stata fuggire dall'isola? Evidentemente perché il loro viaggio non era ancora terminato. Come del resto non era giunto al termine anche quello di Alice che, nel dormiveglia del suo salotto, si chiede cosa potrebbe mai esserci al di là dello specchio e si scopre incredula nel riuscire ad attraversarlo.

 

Come Alice i nostri losties avevano ancora delle persone da incontrare, delle cose da fare, un cammino da portare a termine che, sul finire della terza stagione, li avrebbe condotti ad attraversare lo specchio e a scoprire che quella che stavano aspettando «non è la nave di Penny». Tramite l'ennesima stazione DHARMA Lo Specchio, appunto, il cui simbolo è un coniglio bianco, palese riferimento a Lewis Carroll usata da Ben per interrompere tutte le comunicazioni dall'isola verso il mondo esterno, uno dei naufraghi riesce a concludere il suo personale percorso nella maniera più estrema: il suicidio. O meglio, il sacrificio di Charlie per Desmond: forse una delle scene più toccanti della terza stagione, pur trattandosi della cronaca di una morte annunciata già da Desmond nell'ottavo episodio, Déjà vu.

 

Sull'isola si è parlato spesso di destino, di dover fare e di sacrificio, tutte tematiche centrali nel viaggio introspettivo che i singoli personaggi devono compiere per raggiungere la salvezza finale. Ed è proprio questo il motivo per cui si trovano sull'isola: nella loro vita pre-naufragio c'era qualcosa che non andava, non avevano trovato il loro scopo e sentivano di non sapere quale fosse il loro posto nel mondo. L'isola li ha chiamati per scoprirlo, per metterli alla prova, per farli redimere da una serie di circostanze negative che li avevano portati a fare cose che probabilmente non avrebbero mai fatto... per credere nella possibilità positiva del libero arbitrio. L'isola ha chiesto solo un atto di fede. Ed è Charlie Pace il primo a comprendere l'ineluttabilità del destino.

 

 

Prima dello schianto. Membro, insieme al fratello Liam, dei DriveShaft gruppo britannico dalle innumerevoli similitudini con gli Oasis comincia a cadere in una spirale fatta di droga e disperazione nel momento in cui il gruppo comincia a trasformarsi in una meteora, perdendo tutta la notorietà di cui godeva in passato grazie al singolo You, all, everybody. Nonostante le cose non vadano, Charlie crede ancora nella band e decide di scrivere un nuovo pezzo che dovrà rilanciare il gruppo. Il fratello Liam però, per pagarsi la riabilitazione vende il pianoforte, convinto ad uscire dal tunnel della droga alla nascita della sua seconda figlia e va in Australia per stare con la famiglia, lasciando Charlie in balia del proprio destino.

 

Con i DriveShaft sciolti, Charlie ricorre ai furti per sostenere la sua dipendenza da eroina. Superata quella che sembra essere il punto di non ritorno, tenta il tutto per tutto partendo per l'Australia e provando a convincere il fratello Liam a tornare a suonare nella band. Liam rifiuta e offre al fratello di entrare in un programma di riabilitazione ma Charlie, infuriato, se ne va. Il giorno successivo si imbarca sul volo 815 della Oceanic e, al momento dello schianto, si trova in bagno a farsi una dose.

 

Sull'isola. Il viaggio sull'isola della rockstar non è altro che un percorso verso la riabilitazione personale e sociale. Per tutto il corso delle prime due stagione infatti, Charlie dovrà affrontare una dura lotta con sé stesso e con le tentazioni probabilmente messe in atto dal Man in Blackfino a quando, nell'episodio conclusivo della prima serie, troverà insieme a Sayid Jarrah un aereo che trasportava diverse statue della vergine Maria contenenti eroina. Nel tentativo di disfarsi di questo vizio, cade più e più volte vittima dei suoi bisogni indotti provocando così un allontanamento dal gruppo e da Claire Littleton, con  la quale aveva cominciato ad instaurare una relazione amorosa. Come spesso accade, nella memoria collettiva rimangono scolpiti gli eventi negativi legati ad una persona a discapito di quelli positivi. La stessa cosa si verificherà per Charlie il quale, nonostante gli sforzi profusi, verrà sempre trattato con diffidenza dai suoi compagni.

 

In Gratest Hits, ultimo episodio dedicato a Charlie e penultimo della terza stagione, il nostro oramai ex eroinomane seguito dall'amico Desmond Hume, si offre volontario per nuotare fino alla stazione DHARMA sommersa, lo Specchio, al fine di spegnere il dispositivo che blocca le trasmissioni da e verso l'isola. Prima di tuffarsi, cosciente dei sogni premonitori dello scozzese, scrive i suoi cinque momenti più belli su un foglietto che dà all'amico ordinandogli di consegnarlo a Claire. Una volta arrivato nella stazione, Charlie riesce a mettersi in contatto con Penelope Widmore, fidanzata di Desmond, ma Mikhail, uno dei guardiani della stazione, utilizza una granata per distruggere un oblò, provocando l'allagamento dello Specchio. Per evitare che Desmond corra in suo aiuto, Charlie blocca la porta dell'oblò dall'interno e lo avverte che la nave in arrivo sull'isola non è di Penny. In quel momento si rende conto che per quanto provi a fuggire, il destino in ogni caso si avvererà. Decide così non tanto di arrendersi quanto di rendere produttivo ciò che deve succedere: tramite l'estremo sacrificio riesce non solo a salvare l'amico e a metterlo in guardia sulla nave che sta arrivando ma porta a compimento il suo percorso, rendendosi e sentendosi per la prima volta utile a qualcun altro. Il sacrificio però non è l'unico modo per chiudere con l'isola e andarsene qualsiasi cosa significhie Claire ne è un esempio.

 

Prima dello schianto. Durante un'adolescenza fatta di piercing e vestiti dark, Claire ha una burrascosa relazione con la madre. L'apice di tale relazione viene toccato quando le due donne vengono coinvolte in un incidente stradale, mentre Claire era al volante e inveiva contro la madre dicendole che voleva che morisse. Anni dopo, portandosi dietro un immenso senso di colpa per le ultime parole pronunciate alla madre prima che entrasse in coma, Claire rimane incinta del suo allora fidanzato, Thomas: il ragazzo è convinto di tenere il bambino, ma dopo poco tempo rompe con Claire e la lascia sola. In un primo momento la ragazza cerca di dare il figlio in adozione ma, su consiglio di un'amica, decide di far visita a un veggente il quale le comunica che dovrà essere l'unica persona a crescere il bambino. Spaventata dall'irruenza dell'indovino, Claire afferma che avrebbe dato comunque in adozione il figlio. Proprio quando sta per firmare le carte con una coppia australiana, cambia nuovamente idea: presa dallo sconforto la non-mamma Claire si reca di nuovo dal veggente il quale, questa volte, le dice che una coppia residente a Los Angeles potrebbe adottare il bimbo. Claire riceve così dall'uomo un biglietto per il volo Oceanic 815, in partenza il giorno successivo.

 

Sull'isola. Settimane dopo il crash, Claire incomincia a pensare che il veggente Malkin avesse previsto anche l'incidente aereo. L'isola chiama. E quando chiama mette in moto dei processi apparentemente inspiegabili affinché i naufraghi possano, in un certo qual modo, andare avanti. Nel caso di Claire si innesca una specie di legge del contrappasso: talmente alto era stato in vita il desiderio di disfarsi del problema quanto grande sarà sull'isola la sofferenza derivante dalla perdita del bambino. Sofferenza che la condurrà alla follia. È vero che i losties si trovano sull'isola per compiere un cammino, ma non è detto che tale percorso non sia costellato di insidie. Già nei primi episodi della prima stagione (Un figlio, episodio 10) infatti, Claire passa da un compassato stato di menefreghismo nei confronti della vita che porta in grembo ad un forte attaccamento per essa nel momento in cui comincia a fare dei sogni premonitori? che la mettono in guardia sul destino del bambino.


Dopo svariate peripezie ed un parto difficile, felice, per quanto possibile, della condizione imposta di neo-mamma vede strapparsi via il figlio. In un primo momento le viene fatto credere che gli altri lo hanno rapito, solo in seguito verrà a conoscenza del fatto che  Kate, avendo avuto la possibilità di tornare sulla terra ferma e avendo trovato Aaron apparentemente abbandonato («è esattamente dove dovrebbe essere» sostiene Claire nella cascina di Jacob), ha deciso di prendersi cura del piccolo e di farlo crescere fuori dall'isola. La perdita del figlio farà si che Claire perda il lume della ragione configurandosi come la nuova Rousseau anche lei infatti, in seguito alla scomparsa della figlia Alex, era impazzita passando al "lato oscuro" e vivendo i restanti giorni sull'isola ossessionata dal desiderio di vendetta nei confronti di Kate. L'isola è dunque in primis un percorso introspettivo che i protagonisti sono costretti ad intraprendere lì ed ora, trovandosi a combattere dei demoni fino a quel momento scacciati in malo modo. Col senno del poi, l'isola risulta essere il viaggio tramite cui lo spettatore è accompagnato per capire per cosa loro sono precipitati.

«Qualunque cosa è successa, è successa».
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