Roma. Sensi di Viaggio

 
La sagomatura di un cappello in una bottega di via degli Scipioni, resina sacra e odorosi incensi del Morto, lo storico chiosco della grattachecca della Sora Maria, sempre lo stesso dal 1933, una passeggiata nel quartiere Coppedé, la fisarmonica di un musicista giapponese a Ponte Sisto. Roma raccontata seguendo tatto, olfatto, gusto, udito, vista. Cinque sensi per cinque reportage realizzati dagli studenti del Master in Comunicazione e Cultura del Viaggio del Centro Studi CTS e Società Geografica Italia, di cui Altrove propone alcuni brani e una galleria fotografica.

 

A fior di pelle
di Silvia Benedet e Annalisa Polli

 

Morbide, le mani di Sandro. «Te le aspettavi piene di calli, eh? Non sono il tipo che si mette la crema, è il lavoro che le rende così, a bagnarle sempre con l'acqua fredda o bollente». La Roma tattile è nascosta all'ombra delle sue botteghe, dove saperi arcaici si tramandano di mano in mano, di sensazione in sensazione, di segreto in segreto. L'antica manifattura di cappelli, unica a Roma, tra le poche in Italia con laboratorio annesso, è in via degli Scipioni dal 1936. Realizza commissioni importanti, dal Papa fino a Scorsese. Sagome in legno di forme e misure svariate riempiono gli scaffali fino al soffitto: fedora, panama, pagliette, sombrero, cappelli da goliardi. Il più complesso da fare è il cilindro, che occupa anche un'ora intera. «Oggi il cappello non ha più il valore di una volta. Se si guardano vecchi filmati dell'Istituto Luce non si vede una testa scoperta tra la folla».

 

La stretta di mano di Vincenzo è una morsa. Intagliatore e scultore da più di quarant'anni, con le mani crea la bellezza: disegna, taglia, incide, scolpisce e modella. Forza e sensibilità sono commisurate al materiale. Al resistente tiglio oggi si preferisce il più economico cirmolo, le prove si fanno con la vischiosa creta, o con l'infantile plastilina, con cui sono modellate le dita tese di un putto che attende con pazienza marmorea di ottenerne di nuove. Varcata la soglia del laboratorio, si entra in un mondo fatto di stucchi, gesso, pennelli, scalpelli, trucioli. «Sono entrato in bottega a 12 anni, è quella la scuola dell'artigiano». La passione traspare dalla gestualità, ma il tono è imbronciato con uno Stato che non tutela artigiani e piccoli imprenditori, che non paga ma pretende le tasse. «Il problema è che ancora mi piace, non mi sono ancora stufato di fare questo mestiere, anche se son cambiate troppe cose e qua fanno di tutto per farci chiudere».

 

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Odor sacro, odor profano
di Valentina Miozzo e Valentina Vivona

 

«I preti cattolici si sono impigriti», risponde Renata. È una delle responsabili del Centro Russia Ecumenica, associazione culturale sita a Borgo Pio – al lato del Vaticano - e unico negozio a Roma dove sia possibile acquistare il prezioso incenso del Monte Athos. Chiarisce il direttore, Don Sergio: “I sacerdoti acquistano incensacci economici che causano allergie e sviliscono il rito”. Basta avvicinarsi alle confezioni di resina sacra custodite da Renata per capire la differenza. “Molti entrano attratti dal profumo”, ammette senza nascondere il compiacimento.


Zou Zou, boutique erotica in pieno centro è un regno della sessualità cerebrale, intriso di sensazioni e odoroso d'intimità. Varcando la porta si è subito avvolti dalla fragranza che impregna le pareti adornate di tulle e raso. La raffinata lingerie, i bustini e gli accessori, i libri dotti e odorose pozioni alchemiche offuscano l'immagine della Roma bigotta. Gli oggetti proposti con grazia, esposti in teche e allestimenti ricercati, diventano esclusivi. “Deve scattare l'alchimia olfattiva per provare attrazione verso un'altra persona” spiega Tiziana, “l'odore esercita un forte influsso non solo sulla vita sessuale, ma in tutte le relazioni umane, anche se inconsapevolmente” . Ricorda Suskind, quando nel libro “Il Profumo” scriveva “La forza di persuasione del profumo penetra in noi come l'aria che respiriamo penetra nei nostri polmoni, ci domina totalmente e non c'è modo di opporvisi".

 

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A spizzichi e bocconi
di Marta Pelle e Vittoria Pettinella

 

«Dimme ‘n po', che te voi magnà?- è il più anziano a parlare, e il suo dialetto si plasma sull'interlocutore. -Pollo o manzo?». Ali Baba, per gli amanti dello shawarma, meglio conosciuto con il nome turco di “kebab”, è un guru. Di certo è uno di quelli che offrono più scelta: carni diverse, contorni multiformi, fra cui le patate piccanti, salse multicolore e dimensioni che variano col prezzo, da 3,50€ in su. Il pane arabo viene sfornato a raffica: piadine giganti escono dal forno come lenzuola pulite.

 

La grattachecca di Sora Maria, Trionfale. Quell'angolo con via Telesio sarebbe insignificante senza il chiosco della grattachecca. È sempre lo stesso dal 1933, la gestione anche: dietro il banco, un ragazzo indossa un cappellino con la scritta «So' er nipote della Sora Maria». La fila, che si srotola sull'asfalto e riunisce ragazzi e habitué ottantenni, scorre sempre allo stesso ritmo caldo dei pomeriggi estivi. Dentro il chiosco macchinari di metallo tritano e spremono in continuazione: la grattachecca è ghiaccio “grattato” con aggiunta di sciroppi e frutta fresca. Dalle 15 alle 2 di notte le figlie della Sora Maria, Francesca e Gabriella, aiutate dai nipoti, servono soprattutto golosone, delicate e dissetanti, oltre a gusti partoriti sul momento dai sogni e dalla gola dei clienti. Le più economiche sono quelle con “solo” due gusti, a 2€, le più care arrivano a 4,50€ e sono cariche di frutti e sciroppi. Una grattachecca dura fino al Vaticano: a mangiarla troppo in fretta gela il cervello.

 

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Questione di punti di vista
di Alessandra Pillitteri e Nadine Zara

 

Gli occhi si spalancano ancor di più quando si ritrovano proiettati a Piazza Mincio, al centro di quel quartiere che tanto mistero cela tra i suoi 17 villini e 26 palazzi. “Spesso vengo qui a passeggiare. Mi piace molto. Cerco sempre di portare la macchina fotografica perché le decorazioni sono così varie che ogni volta scopro nuovi dettagli” Chiara, aspirante giornalista, rivela il suo passatempo preferito intorno alla Fontana delle Rane, l’essenza del Coppedè. Quartiere costruito tra il 1917 e il 1921, teatro di omicidi politici, ambientazioni cinematografiche (Dario Argento ne è il più affascinato) e leggende di lupi mannari vaganti per la notte. L’architetto fiorentino unì bravura e magia prima di suicidarsi proprio all’interno di una delle sue creazioni in stile Liberty. È come scivolare in un vortice: guglie e bandiere, colonne decorate, torri rinascimentali, logge barocche, affreschi folli e fatati. Le macchine e le persone che passeggiano quasi non si notano. La privacy è la regola d’ordine del quartiere: dai citofoni che non presentano nomi alle sovrapposizioni di pannelli che non permettono agli occhi più curiosi di addentrarsi. Tutto è celato come la stessa zona che nemmeno dalla complessità panoramica del Monte Mario si riesce a individuare.

 

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Suono, rumore, silenzio
di Sebastiano Paccini e Alberto Vigo

 

/vroom-vrooom-vroooom/ Una Honda cb four inserisce prima, seconda e terza sul Lungotevere dei Tebaldi. /cla-clacck/ La serranda dell'argenteria di via dei Pettinari viene aperta. /tok-tok-tok-tok-tok/ Il rumore degli zoccoli di un cavallo che guida una carrozza per un giro turistico attraverso Roma si mischiano al suono di una ciotola sbattuta per terra da un mendicante /Deng-deng/ in cerca di qualche soldo. Hideshi Kibi indossa un sombrero messicano, suona una fisarmonica. Ogni giorno, dalle otto di mattina alle tre del pomeriggio, si reca a Ponte Sisto per suonare canzoni da lui scritte e interpretarne altre. «Per me la musica è tutto, ma non mi importa di diventare famoso, preferisco l'affetto della gente che conosco per strada». Nato a Osaka, in Giappone, si è trasferito in Italia nel 1992, prima a Napoli e dunque nella capitale. «Dopo le sette di sera non posso suonare perché l'umidità rovina il mantice dello strumento», spiega appoggiando con cura la sua fisarmonica Pigini, costruita appositamente per lui dalla ditta marchigiana. /Tu-taa-ta--tuu.../ Una radiolina anni sessanta appoggiata per terra di fianco a dei bidoni dell'immondizia diffonde musica orientale. Al calar del sole, accompagnati dal vento, mezza dozzine di persone ballano a coppie nella parte centrale di piazza Vittorio. «Lo facciamo per rilassarci» spiegano. Arrivano da Zhejiang, regione meridionale della Cina, ma risiedono in Italia da più di vent'anni. Dopo tante ore di lavoro vengono qui a esibirsi per rilassare anima e corpo.

 

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